Pechino, 1999
Andare a Pechino nel 1999 é stato l'avverarsi di un sogno (...prevedo che utilizzerò spesso questa locuzione nel blog. Scusate, é che da sempre ho avuto la doppia fortuna di sognare tanto e di vedere i miei sogni realizzarsi, a volte).
Da un documentario visto nei primi anni dell'adolescenza la Cina aveva destato in me una incredibile attrazione, una voglia di andarci, di esserci... credo sia il primo viaggio che ho desiderato tanto, e il primo "grande viaggio" che ho realizzato.
Ma Pechino non é la Cina rurale, non lo era già nel 1999. Incredibile che fossero passati solo 10 anni dai fatti di Piazza Tiananmen.
Che poi é stato il primo posto visto di questa città, il giorno stesso dell'arrivo, una urgenza per cui non si poteva aspettare al giorno dopo. Ancora ricordo il colpo d'occhio su questa distesa immensa, l'emozione incredibile di essere lì.
Che poi é stato il primo posto visto di questa città, il giorno stesso dell'arrivo, una urgenza per cui non si poteva aspettare al giorno dopo. Ancora ricordo il colpo d'occhio su questa distesa immensa, l'emozione incredibile di essere lì.A Pechino ho vissuto un mese, imbucata in un viaggio universitario di una mia amica (Liù, scusa se per un attimo sei diventata "una mia amica", perdonamelo!), vivendo in un pensionato universitario e facendo pure un corso estremamente basico di cinese!
Com'era Pechino? Direi work in progress...
Era ancora la città prima del boom edilizio, economico, industriale. Anche culturale. Ma ci stava lavorando su, e parecchio.
Conservava tratti della Cina che io avevo immaginato: il centro storico con gli hutong, quartieri tradizionali fatti di casette basse e vicoli stretti, tra i quali spuntavano all'improvviso un tempio, una piazza. un giardino. un lago. Il lago!
Il ricordo più bello di questa Pechino é stato un pomeriggio a divagare negli hutong, con la ferma intenzione di perderci, una immersione in quel che restava della Cina tradizionale nei meandri della metropoli moderna, e all'improvviso ecco che spunta un lago (a Pechino c'è tutto un sistema di laghi e canali artificiali) che pare un sogno, iniziamo un viaggio spazio-temporale, di colpo sembra di essere in un'altra dimensione: vecchietti che pescano, coppiette mano nella mano, tutto molto tranquillo e bucolico. Un pezzettino di paradiso.
Dopo poche centinaia di metri, però si usciva su una delle grandi arterie, con i suoi primi grattacieli, mi ricordo di uno bianco che all'epoca sembrava altissimo e ineguagliabile. Dietro l'angolo già c'erano i vari Mc Donald. E le implacabili ruspe.
Ma resistevano i mercatini all'aperto, le bancarelle serali di cibi strani( credo visitato la prima sera, e con l'aggravante del jet-jag il tutto ha assunto contorni onirici), il tai-chi agli angoli delle strade, le biciclette più numerose delle automobili.

Era insomma un po' la Cina, la Pechino che mi aspettavo. Con l'alzabandiera all'alba in piazza Tiananmen. Bancarelle improvvisate con copie sgualcite del libretto rosso ( ne ho comprato due!). Anche se la si vedeva correre frettolosamente verso non si sapeva bene cosa. Molte ruspe, molti cantieri. Molta fretta. Mescolata alla pazienza della città imperiale che già le ha viste tutte.
Pechino 2009

Tornare in un posto é sempre strano: spesso la seconda volta dà sensazioni molto diverse dalla prima, non si sa quanto dipende dal fatto che siamo cambiati noi e quanto dipende dal cambio del posto. Ma con Pechino é evidente. É un'altra città, completamente.
Ci sono tornata per andare a trovare Liù (sì, quella di 10 anni prima...) che nel frattempo vive qua. Arrivata in treno, attraversando la Siberia.
Sapevo che la città era cambiata, ma non potevo immaginare quanto. Il giorno del mio arrivo abbiamo fatto un bel tour in bici. irriconoscibile. Dove c'erano palazzi, ora ci sono grattacieli immensi, un traffico incredibile, autostrade, sopraelevate, traffico, smog, gente. Resistono gli hutong, ma decimati e ridotti ad attrazione turistica. Ma la pugnalata é stato ritornare al lago. É diventato... un posto per turisti, pieno di pub, ristoranti, pedalò per farsi il giro del lago. Con molta più gente, molti stranieri.
La Pechino del 2009 dà un senso di estraniamento, doppio: il senso di angustia che mi potrebbe dare qualsiasi enorme metropoli, unito al suo ancora presente (per fortuna!) carattere orientale. Passeggiare per Pechino è un po' uno shock. Ma ritornare sugli stessi luoghi dopo 10 anni senza riuscire a riconoscerli... triplo motivo di estraniamento.

La pechino del 2009, a parte essere la sorella grande, prepotente, moderna, abbastanza stronza e pure un po' troia, di quella di 10 anni prima, é anche la Pechino di Liù. E quindi, cene buonissime in ristorantini per due lire, feste varie di amici di amici, il famoso pub 2 kolegas, e soprattutto 798, l'area culturale in una zona periferica piena di spazi espositivi, eventi, concerti. Bello. Come andare a mangiare l'anatra in un hutong con un ciclorisciò. Come rivisitare il tempio del cielo, e vedere che almeno quello, non é cambiato.
E tutto il resto, é storia di un amicizia...





