... non sono gli anni,baby, sono i chilometri... (cit.)

sabato 13 agosto 2011

Melfi

... forse é giusto così, cominciare, o ricominciare, dagli inizi.
Melfi, per chi non lo sapesse, é il mio paesino, che si trova in Basilicata, o meglio Lucania (già il fatto che una regione semi-sconosciuta ai più, abbia due nomi, uno politico-amministrativo, e uno più... popolare, culturale, storico, la dice lunga), terra di campi, di briganti, di lotte e di nullafacenti, di leggende, di miti, di agricoltura, di cieli sconfinati, di monti pietrosi, di vino, salsicce, di sassi, di poche parole e tutto sommato pochi fatti.
Ma parliamo di Melfi, che si trova qui:

Melfi ha circa 18.000 abitanti, o almeno questo é quello che pensano i suoi abitanti, e da circa 20 anni, la popolazione non è cambiata... o almeno questo é quello che pensiamo noi.
É un paese, é una cittadina... dipende dai punti di vista. La Melfi di adesso, 2011, non la conosco tantissimo, visto che ci torno per pochi giorni all'anno. E a dire il vero, non mi piace da impazzire. É come le altre, é come l'Italia di oggi, ha molte macchine, molti pseudo-fighetti, altrettanto pseudo-bulli... come in tutti i posti, la gente esce sempre meno di casa, chiudono i negozietti, aprono i centri commerciali, ci si muove in macchina, si bevono cocktail nei posti "in" e birre peroni nei posti "out".

Ma la mia Melfi é datata anni '80. É una città vista con occhi di bambina.
La mia Melfi é un borgo medievale, con un castello dicui si raccontano cose favolose, di principi venuti dal nord Europa a vivere qua per la bellezza dei luoghi.
Peccato che non si possa visitare questo castello, perché da tempo immemore (per me, da sempre) sottoposto a restauri. Melfi é la sua cattedrale che, prima del restauro e la sua rinnovata facciata bianca, era la chiesa scura della domenica mattina, che faceva un po' paura. Ma era bella da esplorare a passi silenziosi, mentre il prete diceva la messa, con tutte quelle candele... e magari riuscivo anche a convincere la mamma ad accenderne una.
Era la piazza col palazzo del comune e "la società operaia", dove uomini di mezza età stavano perennemente seduti a giocare a carte e bere birra. Era via Ronca Battista, nome di un famoso eroe della resistenza melfitana a non so quale delle tante invasioni, anche se meglio conosciuta come Santa Maria, per via della chiesa (sacro batte profano), via del passeggio invernale.
Era la Melfi delle 500, delle 127, ma soprattutto dei tre-ruote, mezzo diffusissimo e simpaticissimo. Era anche la Melfi dei contadini a cavallo degli asinelli, di Peppinella, il mio asinello che ricordo come in un sogno, dei greggi di pecore che attraversano il paese bloccando il traffico poco ordinato.
Era la villa, la passeggiata per il viale della stazione con il vestito buono e magari anche il gelato. Lo scivolo, le macchinine (una specie di circuito di 4 metri x 5), la fontana coi pesci rossi a cui buttare briciole di pane.
Era soprattutto la Melfi dei vicoli, del centro storico, dove si giocava a nascondini interminabili dalle 8 di mattina fino a notte fonda, dove le signore stavano sedute davanti la porta di casa nelle calde serate estive a fare due chiacchiere, dove le contadine come mia nonna vendevano frutta e verdura in piazza, o davanti la porta di casa, se la merce non era poi tanta ed avevano altre faccende da sbrigare.
Era la Melfi dell'alimentari sotto casa, del bar che vendeva "cicciopolenti" a 50 lire e gelati a meno di 500, del forno col suo odore di pane fresco, del macellaio, del pescivendolo dove comprare pesce fresco il mercoledì, ma solo una volta ogni tanto (si sa, il pesce é caro...).
Era anche la Melfi dei pre-fabbricati post terremoto, ancora visibili per tutti gli anni 80, 90 e 2000. La Melfi con pochi ricchi, che abitavano nei "quartieri alti" (ma perché i ricchi abitano sempre nei quartieri alti???), molti poveracci, molti zingari, faide familiari, morti con pistolettate in centro o accoltellati per vendetta.
Era la Melfi dei super santos, delle mercerie, del mercato ogni primo sabato del mese, dove andare a fare acquisti, dopo un estenuante contrattare. La Melfi dei "vu cumprá?", del marocchino uomo nero un po' temuto...
La Melfi delle telefonate dal centralino, della televisione in bianco e nero.
La Melfi delle giostre e concerti in piazza a ferragosto, della festa delle castagne in autunno, la processione dello Spirito Santo che scende dalla montagna in primavera e i falò in ogni piazza per Santa Lucia.

Prima della FIAT. Prima dell'adolescenza. Prima della lontananza che tutto offusca (e però lo fa più bello).


2 commenti:

michele ha detto...

belle parole:e vero per apprezzare il tuo paese devi stare lontano da lui.ci vivo tutti i giorni e quasi non ricordo nulla di cio che ho vissuto (i bellissimi anni 80.grazie mi hai fatto ricordare molti ricordi ciao.

michele ha detto...

ciao mi hai molto incuriosito,chiedo molto sapere chi ha scritto questo articolo? grazie.